SCActors – Angelo Longoni presenta “MODIGLIANI IL PRINCIPE”

“MODIGLIANI IL PRINCIPE”

Angelo Longoni presenta il suo nuovo romanzo

In prossimità delle celebrazioni previste per il centenario della morte di Amedeo Modigliani, (il più grande pittore italiano del 900), il grande regista Angelo Longoni presenta il suo nuovo romanzo “MODIGLIANI IL PRINCIPE”.

Ci auguriamo che a breve produca e diriga anche il film rivolto al grande schermo.

SCHEDA DEL ROMANZO

MODIGLIANI: il principe

romanzo

di Angelo Longoni

GIUNTI

La vita, l’arte e gli amori di Amedeo Modigliani, il più grande pittore italiano del ‘900, in prossimità delle celebrazioni previste per il centenario della morte (1920 – 2020).

Negli ultimi anni in Europa e nel mondo è cresciuta l’attenzione per l’opera dell’artista livornese. Nel 2020 è prevista l’uscita del romanzo di Angelo Longoni “Modigliani: il principe” per la casa editrice GIUNTI/BOMPIANI che segue il successo dello spettacolo sempre scritto e diretto da Angelo Longoni con Marco Bocci nel ruolo del protagonista.

Modigliani sta alla bohème parigina, come un divo rock sta agli anni ’70 del 1900. I due periodi più pazzi e psichedelici della storia dell’arte e del costume hanno in comune lo stesso spirito riassumibile nel famoso detto “sesso, droga e rock & roll”.

Il contesto bohèmien, poi, è sempre stato estremamente affascinante, dai tempi di Puccini fino a quelli di Baz Luhrmann con il suo fortunato film Moulin Rouge.

La vita di Modigliani è una storia fruibile anche da chi non è un esperto di storia dell’arte. Può essere emozionante a più livelli di lettura, specialmente grazie allo sguardo particolare nei confronti del mondo femminile. Infatti, i sentimenti e la passione amorosa, sono, insieme all’arte, il traino fondamentale nella vita del pittore.

Raccontare Modigliani significa raccontare le mille sfumature e contraddizioni dell’animo umano. Dietro l’anticonformismo, le esagerazioni, il carattere seduttivo e passionale si nascondeva un’insicurezza estrema dovuta alla malattia che lo ha colpito fin da bambino: la tubercolosi.

Bohème è la parola che indica la vita degli artisti a Parigi tra il 1900 e il 1920.

La narrazione di questo periodo storico irripetibile è ricca di personaggi assolutamente unici nella loro originalità per i fatti, le relazioni, gli eccessi, gli amori, l’anticonformismo rivoluzionario.

I protagonisti della bohème parigina sono tutti talmente importanti e famosi che difficilmente si potrebbe inventare un impianto narrativo di questa portata in altri periodi storici, in un’unica città, con un’identica ricchezza umana e culturale.

Il poeta Charles Baudelaire, il narratore dell’oscurità e delle sensazioni forti, ha condizionato lo spirito di tutto ciò che è accaduto a Parigi fino agli anni ’20. Amedeo Modigliani recitava Baudelaire di fronte a Utrillo, Soutine, Braque, Apollinaire, Picasso, Fujita, Rivera, Brancusi, Jacob, Cocteau, e tanti altri provenienti da ogni parte del mondo.

Su tutti aleggiava lo spirito del primo pittore bohémien della storia, Henri de Toulouse-Lautrec, il grande raccontatore delle taverne, della carnalità, delle prostitute, delle ballerine, dei bevitori d’assenzio e dei fumatori d’oppio Libertà – Bellezza – Verità – Amore: queste erano le parole chiave dei bohémien che preferivano fare la fame piuttosto di tradire se stessi e le proprie idee. Il conflitto tra loro e la società si manifestava con l’istinto alla provocazione, l’atteggiamento asociale, la dissacrazione dei valori precostituiti e del buon senso. La società è una prigione per il bohémien che instaura relazioni interpersonali senza l’ausilio del denaro e mette la bellezza sopra ogni cosa.

Durante la Prima Guerra Mondiale nella capitale francese confluiva la luce di tutti gli artisti. Un luogo dove i confini non si costruivano ma si abbattevano e i pittori, i musicisti, i letterati e i teatranti di ogni nazionalità si trovavano per condividere e non per combattere. Tutti volevano cambiare tutto.

MODIGLIANI IL PRINCIPE

La grande stima e l’amore che Amedeo nutre per sua madre Eugenia Garsin, coincide con l’assoluta indifferenza che ricevuta dal padre sempre assente. Il senso di sacrificio della madre, la sua vicinanza nelle frequenti crisi causate dalla malattia, l’amore per la cultura, la profondità e l’autonomia di pensiero che lei gli ha trasmesso, la laicità del suo modo di vivere lontano dalla religione e dalla tradizione ebraica, ha fatto in modo che Amedeo crescesse con un amore e una stima profondi nei confronti del genere femminile. Per questa ragione l’amore è il protagonista di questa storia in tutte le sfaccettature possibili, quello passionale, quello romantico, quello fisico e quello contrastato. I grandi amori di Modì scandiscono i diversi periodi della sua vita, della sua arte e della sua movimentata permanenza parigina.

I momenti teneri vissuti con la madre emergono nei viaggi fatti con lei a Roma, Firenze e nel Sud Italia. A Livorno Amedeo vive una storia d’amore contrastata con una ragazza che presta servizio presso il suo maestro di pittura macchiaiolo, crea un’amicizia profonda amicizia con Oscar Ghiglia un allievo pittore più grande di lui che lo introduce al sesso dei bordelli.

Nei suo viaggi a Firenze e a Venezia Amedeo scopre una predisposizione a credere al destino e a diverse forme di magia, esoterismo e spiritismo.

Quando Amedeo giunge a Parigi è lontanissimo dall’essere il bohémien senza freni che diventerà poi. È un ragazzo borghese, impacciato, timido e con i soldi di mamma in tasca. Va a vivere in una comoda pensione e poi entra nel mondo bohémien grazie ad alcuni artisti suoi coetanei: Gino Severini e Manuel Ortiz de Zarate. È talmente per bene che tutti lo chiamano: il principe.

Conosce KIKI de Montparnasse, prostituta occasionale e modella famosissima, una specie di istituzione per gli artisti. La difende da alcuni uomini ubriachi e poi le chiede di fargli da modella. La figura di Kiki è simbolicamente importante nella vita di Modì perché segna l’incontro con gli atteggiamenti liberi e disinibiti dell’ambiente artistico. La ragazza gli fa amare anche tutto ciò che lo porterà alla distruzione: hashish, oppio e assenzio: “la fata verde”.

In questo periodo, Amedeo, è ancora in forze e stringe amicizia con Maurice Utrillo un personaggio fondamentale per lui, il suo alter ego, un giovane pittore alcolizzato e malato di epilessia nel quale riconosce se stesso e le proprie problematiche di salute.

Durante il suo viaggio nella bohème parigina, è perseguitato dall’incubo di una recidiva della tubercolosi, contratta da piccolo. È proprio per fuggire all’idea di essere un appestato che Amedeo ha lasciato l’Italia. In una grande città straniera nessuno lo conosce, nessuno è al corrente del suo stato di salute, nessuno lo giudica. Per questo sente Maurice affine a se stesso e sviluppa per l’amico un istinto di protezione.

Amedeo a Parigi conosce finalmente anche un giovane spagnolo di cui tutti parlano. È determinato, ambizioso e, al contrario di lui, riscuote molto successo perché ha uno stile preciso e, per tutti, è l’artista di riferimento per innovazione e originalità: Pablo Picasso.

Amedeo, bello, affascinante e sempre al verde, si mischia a scrittori, musicisti e attori. Kiki è la sua amica del cuore quasi sempre inascoltata, Amedeo rifiuta i suggerimenti di aderire al cubismo o al futurismo. È deciso a scoprire la propria strada artistica in modo originale e solitario. In cambio di qualche bicchiere d’assenzio e di qualche moneta, disegna ritratti nei caffè. Li chiama “dessins à boire”, spesso non li firma neppure. Oggi varrebbero una fortuna. Vuole principalmente scolpire ma la scultura lo debilita, la polvere del marmo fa peggiorare i suoi polmoni.

Modigliani e Utrillo sono inseparabili compagni di ubriacature, di visite alle fumerie d’oppio, delle numerose feste parigine, di avventure erotiche, di arresti e di notti passate in cella. Il suo grande segreto, la tubercolosi, incombe su di lui e la vita disordinata che conduce lo espone a una ricaduta.

Kiki, che nel frattempo è diventata sua buona amica, non riesce a convincere Amedeo di lasciar perdere la scultura. Lui va nei cantieri della Metro parigina a rubare pietre e le trasporta con una carriola, facendo una fatica disumana. Le sue condizioni di salute peggiorano. La tubercolosi si fa risentire. Amedeo diventa amico di un medico Paul Alexandre che, oltre a curarlo, diventa il suo primo mercante e gli chiede, ovviamente, di dedicarsi alla pittura.

Un giorno però Amedeo conosce la poetessa russa Anna Achmatova. Bellissima, capelli neri, occhi da cerbiatta, sposata da pochissimo col poeta Nikolaj Gumilev. L’intesa tra i due è altissima soprattutto quella intellettuale, i loro incontri sono ovviamente segreti. Per la prima volta, Amedeo s’innamora. Un amore profondo, intenso ma impossibile. Anna lo calma, lo aiuta a contenere il consumo di alcol. Per la prima volta Amedeo capisce cosa significhi essere di fronte a una donna completa che sa cambiarlo e migliorarlo. La loro storia è, però, segnata dalla clandestinità. Il marito di Anna è un poeta ma anche un militare dell’armata dello Zar e si rende conto che qualcosa nel suo matrimonio non sta andando nel verso giusto. Anna lo rassicura ma non riesce a stare lontana da Amedeo. I due uomini vengono in contatto un paio di volte e Amedeo è sarcastico ed eccede nel tentativo di mettersi in mostra. Poi diventa pressante e pretende di poter vedere Anna tutti i giorni. Lei è più razionale e domina i propri impulsi. Pensarla tra le braccia del marito, mette a dura prova la resistenza psicologica di Amedeo che dimentica così di costruirsi una credibilità artistica. Quando Anna comunica ad Amedeo che il suo soggiorno parigino è arrivato alla conclusione, lui cade nello sconforto perché perde il suo primo grande amore.

Il modo estremo che Amedeo ha di vivere tutto lo fa ripiombare nei propri vizi. L’insicurezza è il suo grande nemico, insieme all’individualismo artistico. Amedeo precipita nella disperazione. Picasso, l’inventore del cubismo, è una vera star. Le loro vite si incrociano tutti i giorni ed il loro è un confronto impari.

Lo chiamavano il principe di Montparnasse per la sua classe, per la sua cultura ed eleganza. Ora si trascina di notte da un bistrot all’altro, in compagnia di Utrillo e di Chaïm Soutine un ebreo lituano folle che tiene carcasse di animali morti nel suo studio per dipingerle.

Una sera Amedeo si imbatte in Beatrice Hastings. Ricca bella, colta, di cinque anni più grande di lui, giornalista influente. Tra i due, dopo un’iniziale e reciproca antipatia, scoppia la passione. Fanno l’amore nelle situazioni più estreme. Soprattutto dopo scenate di gelosia furibonde che avvengono anche in pubblico. Beatrice chiede ad Amedeo di fare un salto di livello, crede nel suo talento e lo spinge a fare solo il pittore. Lo aiuta in tutti modi, paga tele e pennelli, lo fa mangiare ma lui la sente troppo pressante e dominante. Lei lo introduce nel mondo dei mercanti e lo fa conoscere nei salotti buoni.

Scoppia la Grande Guerra e Amedeo cerca di arruolarsi. L’esercito però lo umilia riformandolo a causa delle sue condizioni di salute. Beatrice non comprende il motivo di quell’umiliazione, è felice che Amedeo resti con lei a Parigi. Anche questa divergenza li divide.

Beatrice gli fa conoscere Leopold Zborowski che diventa il suo principale venditore. Malgrado ciò Amedeo non sopporta le ingerenze della sua donna e le frasi che lei gli ripete: “Cos’hai tu meno di Picasso?”. Per sentirsi libero Amedeo scompare per giorni, torna dagli amici, si infila nei locali o nelle fumerie d’oppio. Arriva al punto di disertare una mostra dedicata a lui per passare la notte col suo amico Diego Rivera. Poi Amedeo scopre che Beatrice aspettava un figlio da lui ma che ha fatto di tutto per perderlo per non legare la propria vita a quella di un uomo piegato dall’alcol. Modì, convinto che Beatrice abbia volontariamente abortito, decide di lasciarla e di chiudere definitivamente la loro storia.

Nel periodo della loro unione la pittura di Amedeo però è cresciuta, il suo stile s’è fatto netto, deciso, soprattutto nei ritratti con colori caldi e ambrati. Non si può dire che Modì sia un pittore affermato ma il suo stile è apprezzato da molti.

Amedeo, frequentando l’accademia di nudo Colarossi, conosce una pittrice, Jeanne Hébuterne, di quattordici anni più giovane. Lo sguardo della ragazza è sempre posato su di lui. È attratta da Amedeo in modo totale, assoluto ma non ha il coraggio di andare oltre. I due parlano solo dell’arte e del loro modo di disegnare. Si incontrano anche alla Rotonde, il caffè degli artisti. Gli occhi di Jeanne seguono Amedeo anche quando frequenta altre donne. Amedeo inizialmente tratta Jeanne come una ragazzina piena di talento, lei è immersa nella sua pacata vita borghese, la sua famiglia è tradizionale, bigotta e priva di curiosità. Lentamente, però, Jeanne e Modì s’innamorano e decidono di abitare insieme.

Gli amici di Amedeo vedono un cambiamento in lui e aiutano la coppia a sistemarsi. “Quest’amore lo salverà”, pensano tutti. Lei è mite, amorevole e non pretende di dargli ordini. Leopold Zborowski organizza diverse esposizioni ma non c’è pace per Amedeo che continua ad essere insoddisfatto dei risultati che ottiene. Zborowski gli organizza, alla Gallerie Berthe Weill, la sua prima mostra personale, 32 opere molte delle quali nudi di donne. Amedeo lavora in modo febbrile. Mai prima di allora si è concentrato con tanto impegno. Purtroppo però la sfortuna lo perseguita. Il commissario di quartiere, scandalizzato dai nudi, impone la chiusura della mostra a poche ore dalla sua apertura.

Lo scandalo, però, fa il giro di Parigi e qualche appassionato comincia a comprare i suoi lavori. Quando la salute di Amedeo, minata dalla tubercolosi, peggiora, Jeanne rimane incinta. Amedeo vuole che la piccola si chiami come la madre Jeanne-Giovanna. Zborowski, riesce a vendere un po’ di quadri e la coppia vive in modo più dignitoso ma Amedeo si ammala di spagnola e suoi polmoni peggiorano.

Ormai debilitato, Amedeo non riesce a godere del successo di critica che hanno i suoi nudi. Vende in Inghilterra e a Parigi ma sputa sangue e rifiuta il ricovero.

Quando Jeanne rimane incinta del secondo figlio lo convince a recarsi nel sud della Francia per cercare di migliorare la propria salute. Ma Amedeo non sa stare lontano da Parigi e Jeanne gli perdona tutto: la povertà, le fughe notturne, l’alcol che gli seda la tosse, l’oppio che lo anestetizza e anche la relazione con un’altra donna, Lunia Czechowska. Dopo molte

difficoltà, Lunia ha perso il marito che amava. Malgrado ciò lei ha resistito ed è sopravvissuta al dolore. “Quindi anche Jeanne potrà sopravvivere quando io non ci sarò più”. Questo pensa Amedeo sapendo di non poter vedere crescere i suoi figli. Quando Jeanne scopre quella relazione gli dice: “Io non avrei la stessa resistenza di Lunia Czechowska”. Per questo Jeanne non accetta l’ineluttabilità della tubercolosi e spinge Amedeo a curarsi. Per lui invece tutto è inutile perché sa di non poter sfuggire al proprio destino.

L’idea che il destino non sia piegabile dalla volontà e dall’istinto di vita contraddistingue il carattere di Amedeo che vive come un retaggio dell’infanzia l’ineluttabilità della malattia. “Sono sopravvissuto più del previsto”. Jeanne si sente impotente. Zbo si preoccupa di dare ad Amedeo solo i pochi soldi necessari per farlo continuare a dipingere e pretende altri quadri per fare un’altra personale alla Gallerie Devambez.

Modì dipinge e, solo occasionalmente, esce per vedere gli amici. Una notte freddissima si ferma su una panchina e si addormenta. Il freddo e l’umidità gli fanno salire la febbre. Gli viene diagnosticata una meningite tubercolare. Muore all’Hospital de la Charitè il 24 gennaio 1920. Il giorno dopo, Jeanne, straziata, si butta dalla finestra del quinto piano portando con sé anche la creatura che tiene in grembo.

Il giorno del funerale di Modigliani la galleria Devambez espone una ventina di suoi quadri, Jeanne Hébuterne viene seppellita il giorno dopo. Nel giro di poco tempo i quadri di Amedeo Modigliani sono valutati il triplo. Zborowski beneficia largamente della celebrità postuma di Amedeo accumulando una fortuna. Presagendo la fine imminente dell’amico, Zbo aveva sospeso volutamente le vendite dei suoi quadri sottraendoli al mercato. Le tele di un artista defunto moltiplicano il loro valore. Amedeo è morto in miseria senza nemmeno il denaro per comprare il carbone della stufa, Zbo diventa ricco. Anche questa era la Bohème.

AMEDEO, trasgressivo, gentile, bello, malinconico, funambolico e in grado di bruciare di passione pur di giungere a toccare la propria anima, era aristocratico ma voleva frequentare il popolo. Amava le donne di ogni ceto sociale, modelle, prostitute, poetesse, intellettuali, nobili e ragazze di buona famiglia. Era un principe sempre innamorato e amatissimo dalle donne. Cercava di evadere dalla realtà in tutti i modi per nutrire la sua ispirazione. Nei suoi dipinti c’è l’elogio del corpo e dell’anima femminile. La negazione e l’occultamento della malattia, hanno avuto un peso fondamentale nella vita di Amedeo che ha sempre fatto di tutto per non apparire minato dalla tubercolosi. Con linee sinuose e tratti semplici, catturava lo spirito di chiunque posasse per lui. Molti lo definivano un veggente in grado di conoscere il futuro, e tale veggenza, forse, è stata anche la sua condanna.

Quella tra Amedeo e Jeanne è una delle storie d’amore più famose e commuoventi che abbiano mai riguardato un artista. Come in Romeo e Giulietta, l’amore totalizzante non può sopravvivere agli amanti e si chiude con un grande finale tragico e romantico, quasi sakespeariano.

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